Linguaggio del corpo: utile, anzi necessario, si, ma con cautela, però senza sottovalutarlo

“Linguaggio del corpo: utile, anzi necessario, si, ma con cautela, però senza sottovalutarlo”

Spesso capita di dover “illustrarsi” meglio per dover fornire prove dell’affidabilità di analisi e di valutazioni che, non raramente, terzi soggetti non accettano, soprattutto quando escono dai loro schemi e dalle loro (prorie) convinzioni, e al volte tali prove non bastano neanche.

Questo intervento l’ho scritto per altra occasione nel 2012. Colgo l’occasione di pubblicarlo ancora al fine di completare quanto illustrato nel primo intervento in questo mio blog e, nello specifico, con riferimento alla frase “…a molti disturbano i miei post“, con riguardo ai miei interventi (post e link) su Facebook. Una frase che vale e valeva per molte situazioni. Valeva per quando ho avuto modo di illustrare le contraddizioni comportamentali degli utenti dei social , anche amici (ultima in ordine temporale, l’assurda e contraddittoria “migrazione” da Facebook a Instagram), mettendo in crisi scelte personali. Valeva per quando ho avuto modo di porre in evidenza l’uso di tecniche di marketing e PNL in politica, mettendo in crisi forti convinzioni personali. Valeva per ogni situazione con la quale (come mi hanno detto più volte) “non ho esitato a mettere a nudo le persone, nei loro difetti e nelle loro contraddizioni, attraverso l’analisi e la logica, spesso dura da accettare“. Non ho mai creduto a tali affermazioni nei miei confronti, ma certo è che molti sanno della mia “passione” del linguaggio del corpo. Si, “passione”, non “fissazione”, c’è una grande differenza.

Una passione risalente al periodo 1982/1983 con corsi di “psicologia di vendita”, allora sconosciuti anche a molti professionisti di tale attività, e proseguita nel tempo con la lettura (al tempo), di libri e (oggi) con l’ausilio di documenti presenti in rete. Corsi semplici, senza pretese e, soprattutto, interpretati e assimilati come pure e semplici informazioni e non “convinzioni” (forse all’epoca c’era anche più etica comportamentale). Lettura, non studio, quindi, semplice hobby, senza pretesa di “saper fare”. Un hobby, come molti lo hanno per tante altre cose svolgendo un’altra professione (trenini, letteratura, modellismo, musica, videomaker, ecc., ecc.). Il tutto nell’assoluto silenzio e per decenni, non ho mai raccontato di questa passione (è un mio vizio non “raccontarmi”. Molte persone che mi conoscono da oltre trenta anni non sapevano che sapevo suonare la chitarra, mai raccontato). Oggi, quindi, molti più amici e conoscenti sanno di questa mia “passione”, perché oggi l’argomento è sempre più oggetto di attenzione e sempre più dibattuto. Oggi, corsi di “linguaggio del corpo” e di “marketing di se stessi” (o “psicologia della vendita di se stessi”), sono all’ordine del giorno. Oggi, grazie a questi corsi, di poche ore, si dichiara ai partecipanti di poter insegnare loro, ad esempio, a smascherare bugiardi, a sedurre, a vendere, a…, a…, a… Oggi, formatori, coach, istruttori, maestri, ecc. che erogano corsi di tal natura sono moltissimi. Con quanto qui riportato non voglio formulare osservazioni sul contenuto di tali corsi o sull’operato di tali soggetti. Vorrei solo che le persone facessero un po’ più di attenzione e riflettessero un attimo su tutto ciò che “appartiene” a tale settore, a tale mondo. Vorrei che le persone si facessero maggiori opinioni e esprimessero un maggiore quantitativo di dubbi nell’affrontare tali temi, alquanto delicati.

Come detto in precedenza, negli ultimi tempi ho dovuto segnalare a molte mie conoscenze (e ad alcuni anche ben documentato) che dell’argomento ne ho notizia da molti anni (attenzione: non ho scritto “lo conosco” oppure “ne ho assoluta dimestichezza”). Ne ho dovuto parlare perché:

  • molti hanno tentato di insegnarlo a me spudoratamente (e ho dovuto segnalare che “non era il caso”);
  • molti hanno tentato di approcciarmi e convincermi su specifiche proposte o situazioni adottando (ingenuamente) tecniche assolutamente riconoscibili con estrema facilità (anche dal contatto semplice telefonico, ma anche con un semplice messaggio);
  • oggi la menzogna, così come l’apparenza del corpo, l’immagine costruita, ci è data da esempio di stile di vita (i politici in primis) e allora ci si attacca e ci si difende con tale strumento, ecc., ecc., ecc..

Insomma, da parte mia, anni di interesse all’argomento nell’assoluto silenzio e con la convinzione della mia incompletezza in materia, mentre oggi, con e dopo tre/quattro ore di un veloce corso, assistiamo all’assalto, all’invasione di super esperti.

Un episodio. Nel maggio 2012 partecipai ad un corso (obbligatorio) per l’iscrizione all’elenco dei “mediatori civili” (l’evoluzione della “conciliazione” dei primi anni duemila) e mi trovai in situazioni analoghe, con uno pacifico “confronto” con docenti super esperti in materia psicologico-comportamentale. Premetto che nella mediazione e nella conciliazione la parte psicologica e del linguaggio del corpo sono fondamentali, più delle conoscenze tecnico-giuridiche. Al corso, considerato tutto il bagaglio che mi ero creato negli anni e considerato che avevo partecipato ai primi corsi della conciliazione dei primi anni duemila (corsi di molte più ore di quelli che una specifica norma oggi prevede), mi ritrovai al termine e alla conclusione con un tra sorpresa e soddisfazione. Infatti, ho concluso tale corso, dopo aver avuto, come detto, diversi “scontri intellettuali”, nel ruolo di “docente”, si, con i docenti, insieme ai docenti, cioè dalla parte dei valutatori. In pratica, all’ultima prova, il docente valutatore, che aveva ricevuto notizie da tutti gli altri docenti del corso degli “scontri intellettuali” intervenuti, non mi fece sostenere l’esame finale e mi face fare il collaboratore nella valutazione finale, in quanto, secondo lui, ero assolutamente formato da prima del corso e avevo moltissime informazioni sul tema e, pertanto, una più che sufficiente preparazione tale da non aver necessità di sostenere l’esame finale. L’episodio non serve ad enunciare alcuna bravura (a tali corsi nessuno è “respinto” e chi mi conosce veramente sa quale umiltà quotidiana metto nelle mie azioni) e, inoltre, nella professione alcune volte sei “studente” e altre sei “docente” ed io sono molto fiero di partecipare in ambedue le versioni, perchè ti aggiorni sia da “studente”, ma anche da “docente” che deve aggiornare gli altri. L’episodio serve solo a comprendere quanto sia attuale e ricorrente l’argomento e di come venga trattato o non trattato o, addirittura trattato in forma non consona.

La prima cosa che ho imparato sull’argomento è che il linguaggio del corpo è veramente una cosa seria, soprattutto, anche se non ufficialmente, è da considerare materia medica. Il corpo delle persone non si può toccare se non siamo medici e nel concetto di corpo c’è anche la psiche, la mente, il più complesso e sconosciuto dei muscoli: il cervello.

Convincere e far sentire convinte alcune persone che sono e saranno in grado di interpretare velocemente altre persone è molto pericoloso, perché la percentuale di errore che un dilettante può commettere è elevatissima. Non solo, è argomento che può anche pericolosamente portare da una “passione” ad una “fissazione”. Se rimane “passione” non siamo nell’area del pericolo, se si trasforma in “fissazione” l’area diventa molto pericolosa. Per questo, da parte mia, ho continuato a leggere, leggere, leggere, ma mai, mai, mai praticare o illudermi di praticare. Ciò, ancora oggi, nonostante la partecipazione a molti corsi professionali e di molte ore. Come leggerete successivamente, la possibilità di errori da parte di chi non è professionista è altissima e pericolosissima.

Questo pensiero non è un mio pensiero, è il primo appello che viene fatto da tutti i veri studiosi in materia (ovviamente medici). In alcuni elaborati è chiaramente riportato, mentre in molti corsi non è esplicitato. Sull’argomento, le stesse università fanno sperimenti, prove, test, ecc. a scopo didattico, non corsi di breve durata e pronti all’uso.

La scienza (di questo si tratta) del linguaggio del corpo emerge sin dai lavori di Darwin e prosegue nel tempo grazie a medici fino ad arrivare al più noto medico psicologo Paul Ekman che ha dedicato decenni della propria vita, non decine di minuti, così come molti altri medici, non coach o formatori (non sappiamo i titoli di studio e le abilitazioni professionali, riconosciute, ovviamente).

Scienza e medicina, dunque. Conoscenza del corpo anche fisica, della muscolatura facciale e non solo, delle reazioni chimiche e neurologiche: medicina, in una parola, medicina, non si sfugge ed è materia che solo in pochissimi riescono a completarne la conoscenza. A molti di noi piacerebbe saper “sgamare” con certezza un bugiardo o convincere altri su qualcosa (una vendita) o sedurre chi ci attrae, ecc., ecc..

Con la semeiotica della menzogna l’iter è generalmente quello di rincorrere il topos della bugia, dell’inganno, come pure di destrutturare l’espressione del viso, di rinvenire i segnali inequivocabili tipici dell’arte investigativa (come nel serial televisivo Lie to Me), oppure di scovare i lapsus (indizio di menzogna per Ekman) o di cogliere l’alterazione della voce, i fiati dispersi, le parole monche, le lacune, le frasi non dette. Una metodologia attenta è anche quella di approfondire i segnali del volto, minuti, minimi e impercettibili, espressioni sbadate, distratte e sfuggenti al controllo. Ed è qui il vero fronte della mistificazione tra parlanti, ovvero il rivelarsi tra ciò che il bugiardo vuol mostrare, e ciò che invece vuole nascondere (dilatazione delle pupille, riduzione dell’ammiccamento, tono di voce più alto, battere le palpebre, sorrisi falsi etc.). In questa ottica semiotica e paralinguistica occorre avere conoscenza della comunicazione non verbale, tutti gli esercizi dell’avvicinare-spostare oggetti, il movimento all’indietro del corpo, lo sfregamento del naso, l’insieme delle forme della comunicazione prossemica. Insomma c’è una anatomia del bugiardo arcinota che, oltre alle microespressioni facciali di cui parla Ekman, rientra nella gamma dei comportamenti sospetti del mentitore abituale, o è parte del repertorio criminalistico (i cosiddetti profili criminali) ad uso delle polizie investigative, o appartiene all’arte dello sviare piuttosto che a quella solo del mentire.

Ma smascherare non è facile ed è possibile incorrere in accuse ingiuste verso qualcuno se non si è capaci, non tanto di distinguere il vero dal falso, quanto piuttosto di non riconoscere il mascheramento, “l’evitamento” (http://it.wikipedia.org/wiki/Evitamento), i falsi indizi fabbricati artatamente dall’ingannatore per oscurare deliberatamente la verità.

E’ lo stesso Ekman che, precisando, sottolinea: «È vero che esiste, qualche prova dell’esistenza di segni comportamentali rivelatori della bugia, ma non sono ancora prove solide. Le analisi che ho condotto per capire come e perché le persone mentono e quando le bugie falliscono, corrispondono ai dati che si ricavano dagli esperimenti sulla menzogna e dalla tradizione storica e narrativa. Ma non c’è stato tempo ancora di vedere, se queste teorie reggono alla prova di nuove ricerche sperimentali e di possibili obiezioni».

E tale concetto non vale solo per la menzogna, ma vale anche per tutto il resto, per tutto ciò che si vuole (vorrebbe) interpretare.

Nonostante questo, molti si convincono, molti si fanno convincere e molti vogliono convincere che tutto ciò sia facile e, soprattutto, possibile a chiunque. Dietro questi argomenti ci sono studi sistematici condotti da psicologi e psicofisiologi che sono da tempo impegnati nella ricerca sui segni della menzogna e di tutto il resto.

Avete mai visto fare corsi di medicina a chi non è medico o a chi non frequenta uno specifico percorso almeno paramedico ? Soprattutto, avete mai avuto la possibilità di parteciparvi?

Insomma, mi sembra che troppi stiano giocando con le emozioni e troppi si lascino giocare per e con le emozioni. Si, emozioni. A mio parere, il linguaggio del corpo non è che il linguaggio delle emozioni.

«Ho tentato di mostrare con dovizia di dettagli che tutte le principali espressioni esibite dall’uomo sono le stesse in ogni parte del mondo. Questo fatto è interessante, in quanto fornisce un nuovo argomento a favore della discendenza delle diverse razze da un singolo ceppo familiare che dev’essere stato quasi completamente umano nella struttura – e anche, in buona parte, nella mente – prima del periodo in cui le razze si sono diversificate». Queste sono le parole di Charles Darwin e a queste parole e all’opera che accoglie le connesse argomentazioni e illustrazioni (“L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, 1872) viene fatta comunemente risalire l’affermazione della concezione universalistica delle emozioni. E che le “emozioni” siano argomento medico è sempre con la lettura di Ekman che lo si comprende.

La “teoria delle emozioni” che dà il giusto rilievo è chiamata da Ekman “neuro-culturale”: «“Neuro” si riferisce al programma affettivo facciale – le relazioni tra particolari emozioni e l’accensione di un particolare schema di muscoli facciali. Questo programma […] è almeno parzialmente innato, e a volte può venire attivato anche se preceduto da (relativamente) scarsa elaborazione o valutazione cognitiva. “Culturale” si riferisce all’altra serie di determinanti – la maggior parte degli eventi elicitanti emozioni, le regole di controllo sulla manifestazione delle emozioni, e la gran parte delle conseguenze delle emozioni; questi […] sono appresi e variano secondo la cultura».

Chiudo portando all’attenzione due ultime cose.

La prima cosa è la precisazione di Paul Ekman a commento della nota serie TV “Lie to me”:

Il modo in cui il Lightman Group individua le menzogne è ampiamente basato su scoperte tratte dalle mie ricerche. Ma poiché si tratta di una fiction e non di un documentario, quando deve interpretare un comportamento il dr. Lightman non è esitante come lo sono io. Le menzogne vengono scoperte più velocemente e con maggiore certezza di quanto avvenga in realtà. Ma la gran parte di ciò che vedete è basato su evidenze scientifiche. Ciascun episodio solleva anche provocatoriamente i complessi temi psicologici e sociali implicati dal mentire e dal suo smascheramento. In questo BLOG settimanale do ulteriori spiegazioni riguardo alla scienza che sta dietro le immagini, e segnalo quando lo spettacolo si prende la licenza poetica. Ritengo che tali precauzioni non siano affatto sufficienti a limitare l’effetto Lie to Me“.

La seconda cosa è un link ad un sito. Vi basti questa frase contenuta nel testo riportato al link, per comprendere quanto sto cercando di significare con questo intervento:

pochissimi sono in grado veramente di mettere insieme decine di segnali ed interpretarli, ma molti ci “provano” o (peggio ancora) hanno la pretesa grazie ad un singolo “atteggiamento” di aver saputo analizzare carattere, ambizioni, determinazioni ed anche “serietà” dei loro candidati (del tipo: aveva le braccia conserte, quindi dimostra chiusura, non va bene!!! oppure: non mi guarda negli occhi, quindi indice di insicurezza, scartato!!! )“. Non è così e, inoltre, la storiella raccontata finisce con una morale: “le persone amano essere prese in giro” e questo non va bene, non è bellissimo, ma si tratta di una reazione alla loro azione, dovrebbero rimuovere l’azione per non generare tale reazione.

http://news.biancolavoro.it/orientamento/1681-linguaggio-del-corpo-mal-interpretato-storia-vera-di-chi

Conclusioni

Direi di concludere con due precisazioni.

La prima riguarda me e tutti coloro che vogliono “giocare” con me sull’argomento. Una precisazione “popolare” prendendo spunto da una sfilza di proverbi napoletani (il primo si porta dietro il resto):

  1. Je nun so’ fesso: si faccio o’ fesso, è pe’ nun esse’ fatto fesso e facenn’ o’ fesso, te faccio fesso.
  2. Ccà nisciuno è fesso.
  3. ‘E dritti moreno sempre pè a manu ‘e nu fesso.
  4. Buono si, ma fesso no.

A moltissime mie conoscenze sono costretto a uscire allo scoperto con inviti a non tentare di ingannarmi, a non “provarci”, ad essere veramente se stessi, a non usare filtri.

La seconda è una trascrizione che porta ad un invito: usiamo un po’ più l’istinto, è scientificamente provato che funziona. Casomai allenatelo, basta abbandonare un po’ i social network ed essere un po’ più social nelle piazze, nei bar, nei pub, nelle case: meno internet, più cabernet.

D: La comunicazione non verbale può essere letta con l’intuito ?

R: A tutti sarà capitato sentirci felici per lui o lei quando una persona a noi cara ha ottenuto una promozione o una borsa di studio e anche di provare tristezza vedendo un perfetto sconosciuto piangere accasciato su una panchina o mentre cammina con la testa china per strada.

Questo fenomeno è conosciuto dalla psicologia come «empatia», cioè come la capacità di «mettersi nei panni degli altri».

Diversi esperimenti hanno dimostrato che l’empatia, soprattutto quando riguarda estranei, è legata all’abilità a decodificare il linguaggio del corpo e in particolare le espressioni del volto. Alla base di questa “destrezza” non c’è però solo una sensibilità non comune, ma anche l’integrità e il buon funzionamento di una regione della corteccia cerebrale.

ALcune osservazioni (¹) hanno portato a concludere che individui che hanno subito danni alla parte della corteccia somato-sensoria (quella regione del cervello che elabora le sensazioni fisiche) dell’emisfero destro, hanno grosse difficoltà a dare un senso alle espressioni emozionali del volto.

Lo studioso Ralph Adolphs dell’Università americana dello Iowa, partendo da queste considerazioni, ha elaborato un’ipotesi neurologica molto plausibile di come siamo in grado di comprendere quello che prova un’altra persona semplicemente guardandola.

Secondo Adolphs adotteremmo due strategie. La prima sarebbe un ragionamento che porta a collegare due ordini di fatti (ad esempio, un sorriso suggerisce che una persona è felice). Il secondo processo sarebbe di natura intuitiva e presumibilmente lo impegheremmo quando sul volto dell’altro osserviamo una mescolanza di emozioni che ne rende difficile l’interpretazione.

In questo caso, per capire l’interlocutore o «l’attore» indosseremmo in un certo senso la sua “maschera facciale”, prestando attenzione alle sensazioni e ai sentimenti che l’insieme di contratture e di rilassamenti dei diversi distretti muscolari facciali ci rimanda. Detto in termini, neurologici, rappresenteremmo nella nostra corteccia somato-sensoria la stessa configurazione del volto osservata ricostruendo nel nostro cervello una simulazione di quello che l’altra persona sta provando (²).

Possiamo adottare un procedimento analogo quando vediamo qualcuno assumere una certa postura e sospettiamo che questa abbiamo una funzione emotiva. In altre parole, possiamo metterci nella sua posizione oppure semplicemente immaginare di trovarci in quella posa. Quando ci raffiguriamo mentalmente un movimento o una postura è infatti stato dimostrato che nel nostro cervello si attivano le aree corrispondenti alle regioni muscolari coinvolte; detto altrimenti, é come se lo facessimo realmente. Le sensazioni di movimento, muscolari o di equilibrio che proviamo possono, a loro volta, attivare un certo stato emotivo.

Lo hanno scoperto gli psicologi Suzuki e Haruki dell’Università giapponese di Waseda (³); sulla base di una loro sperimentazione, si sono resi conto che determinate pose del corpo possono influenzare il nostro umore e la consapevolezza delle nostre emozioni. Nel loro studio, veniva suggerito ad un gruppo di partecipanti di mettersi in certi modi, mentre ad altri solo di immaginarlo. Le posture suggerite includevano: tenere il tronco inclinato o diritto e la testa su, eretta oppure giù; le pose di questi due segmenti del corpo venivano quindi combinate per ottenere un totale di sei posizioni.

In entrambi i gruppi i risultati sono stati analoghi: pressoché per tutti l’assumere determinate pose equivaleva a diventare coscienti di provare delle emozioni e dei cambiamenti dell’umore: in particolare, quando i soggetti stavano con la schiena curva e inclinavano la testa si sentivano più deboli, svuotati e con un umore cupo.

 

Infine, qualche ora a disposizione, godetevi questi video (che non sono assolutamente esaustivi sull’argomento) e coloro che:

  • non hanno mai partecipato ai corsi di “linguaggio del corpo”, cerchino di capire se tali tecniche potranno mai essere insegnate in un corso “dopo cena” o di 3-4 ore;
  • hanno partecipato ai corsi di “linguaggio del corpo”, dichiarino onestamente a sé stesi se i soldi spesi sono stati spesi bene.

Grazie dell’attenzione.

Un “abbraccio con il corpo” che magari può risultare più facile da contrastare, controbattere o addirittura non accettare e rifiutare rispetto al risultato di una mia considerazione, valutazione, analisi, ecc., questione di onestà intellettuale.

(alcuni passi di quanto sopra riportato sono stati estratti da documenti pubblicati dalla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Messina)

* Gli studi citati sono:

1) Adolphs R e al.: The right second somatosensory cortex –S-II– is required to recognize emotional facial expression in humans; Soc. Neurosci. Abstr, n° 22, 1996.

2) R Adolphs: Social Cognition and human brain; Trends in Cognitive Sciences, vol. 3, n° 12, dic. 1999).Vichy Zygouris-Coe’ dissertation; University of Florida (352) 392-9191, ext. 282

3) Shinrigaku Kenkyu. 1992 Feb;62(6):378-82., Suzuki M, Haruki Y. Department of Basic Human Sciences, School of Human Sciences, Waseda University, Saitama.

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